Autore - Luigi Scafuto

Energia: Pichetto approva il decreto che incentiva gli impianti agrivoltaici avanzati

Il Ministro: “Grande sfida è far coesistere eccellenza agricola con soluzioni energetiche sostenibili”. Obiettivo della misura è l’installazione di oltre un GW di impianti attraverso l’erogazione di un contributo in conto capitale abbinato ad una tariffa incentivante a valere sull’energia prodotta e immessa in rete.

Roma, 14 aprile – Il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto ha approvato la proposta di decreto per promuovere la realizzazione di impianti agrivoltaici innovativi. Obiettivo dell’intervento, previsto dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è installare almeno 1,04 GW di impianti agrivoltaici entro il 30 giugno 2026. Il testo è ora stato trasmesso alla Commissione Europea, dalla quale si dovrà attendere il via libera per l'effettiva entrata in vigore.

“L'autonomia energetica – spiega il Ministro Pichetto – si costruisce anche puntando sulla vocazione agricola di una grande parte del nostro Paese. Oggi la sfida, che questo decreto interpreta con grande attenzione, è far coesistere nei campi l’eccellenza agricola con soluzioni nuove per generare energia pulita, aprendo opportunità di crescita del settore nel segno della sostenibilità e dell’attenzione all’ambiente. Assieme alle Comunità Energetiche – conclude Pichetto – questo è probabilmente uno dei provvedimenti più qualificanti per cambiare dal territorio il paradigma energetico del nostro Paese e guardare al futuro”.

Il decreto ministeriale prevede in particolare il riconoscimento di un incentivo composto da un contributo in conto capitale nella misura massima del 40% dei costi ammissibili e una tariffa incentivante a valere sulla quota di energia elettrica prodotta e immessa in rete. Ad essere sostenute saranno in particolare soluzioni costruttive innovative, prevalentemente a struttura verticale e con moduli ad alta efficienza.

Per promuovere la realizzazione degli interventi presso il mondo dell’imprenditoria agricola, per l’accesso alle procedure sono previsti due distinti contingenti di potenza: un primo contingente di 300 MW destinato al solo comparto agricolo per impianti di potenza fino a 1 MW e un secondo aperto invece anche alle associazioni temporanee di imprese composte da almeno un soggetto del comparto agricolo per impianti di qualsiasi potenza.

Elemento fondamentale della misura, per garantire la realizzazione di progetti che generino benefici concorrenti agricoltura/energia e valutarne gli effetti nel tempo è il sistema di monitoraggio. è previsto infatti che queste installazioni garantiscano la continuità dell’attività agricola e pastorale sottostante l’impianto per tutto il periodo di vita utile degli impianti e che siano monitorati il microclima, il risparmio idrico, il recupero della fertilità del suolo, la resilienza ai cambiamenti climatici e la produttività agricola per i diversi tipi di colture.

Il PNRR attribuisce a questo investimento risorse finanziarie pari a quasi un miliardo e cento milioni di euro. Gestore dell’intera misura e dell’accesso al meccanismo incentivante è il Gestore Servizi Energetici (GSE).

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FABBRICA SICURA: OPNI E INAIL insieme per prevenire i near miss!

FABBRICA SICURA: OPNI E INAIL insieme per prevenire i near miss!

Roma, (data) - Oggi presso la Biblioteca Storica Link Campus, si è tenuto il seminario “Fabbrica Sicura”, un evento organizzato da OPNI (Organizzazione per la Prevenzione degli Infortuni) in collaborazione con INAIL (Istituto Nazionale per l'Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro) dedicato alla prevenzione dei near miss.

Per Near Miss, si intendono tutti gli eventi che avrebbero potuto causare danno alle persone, ma per condizioni favorevoli o casuali, non li hanno prodotti. "Fabbrica Sicura" è un'occasione importante per conoscere le ultime tecnologie e le migliori pratiche per prevenire gli incidenti in fabbrica e garantire la sicurezza dei lavoratori.

Durante il seminario, gli esperti del settore hanno condiviso le loro conoscenze e le loro esperienze, fornendo preziosi consigli su come identificare e gestire i rischi in fabbrica. Sono intervenuti:

Rocco Antonio Grieci, Presidente OPNI
Armando Valiani, Vicepresidente OPNI
Tommaso De Nicola, Direttore Centrale Vicario Prevenzione INAIL
Nello Lentini, Presidente For.Italy
Armando Guglielmi, Ricercatore del Dipartimento MEILA - INAIL
Romani Benini, Docente Link Campus
Pietro Vivone, Centro Studi Near Miss;
L’evento è stato moderato da Silvia Pispico.

Il Presidente OPNI, Rocco Antonio Grieci, ha dichiarato: "Siamo lieti di collaborare con INAIL per promuovere un ambiente di lavoro sicuro. Il seminario "Fabbrica Sicura" ci ha permesso di discutere e scambiare idee su come migliorare la sicurezza in fabbrica e prevenire gli incidenti. È importante che tutti i lavoratori abbiano accesso alle informazioni e alle tecnologie più recenti per garantire la loro sicurezza sul luogo di lavoro."

OPNI e INAIL si impegnano a continuare a lavorare insieme per promuovere un ambiente di lavoro sicuro per tutti i lavoratori.

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“Fabbrica Sicura” – Seminario sui near miss 27 Gennaio 2023

𝗦𝗲𝗺𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝗼𝗿𝗴𝗮𝗻𝗶𝘇𝘇𝗮𝘁𝗼 𝗱𝗮 𝗢𝗣𝗡𝗜 𝗶𝗻 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗮𝗯𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗜𝗡𝗔𝗜𝗟 𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗮𝗹𝗲 𝘀𝘂𝗶 𝗻𝗲𝗮𝗿 𝗺𝗶𝘀𝘀 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗺𝗽𝗮𝗿𝗮𝗿𝗲 𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗹𝗶 𝗲 𝗽𝗿𝗲𝘃𝗲𝗻𝗶𝗿𝗹𝗶.

L'evento si terrà il 𝟮𝟳 𝗚𝗲𝗻𝗻𝗮𝗶𝗼 𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟬 𝗲 𝟯𝟬 presso la Biblioteca Storica Link Campus in via del Casale di San Pio V, 44 - 00165 ROMA.

Si potrà seguire il seminario online via Zoom al seguente link:
https://zoom.us/j/92291262642?pwd=M1RYeU9RWmVSRmZpK1VTeFRyQnFqdz09.

Interverranno per i saluti Istituzionali:

Rocco Antonio Grieci - Presidente OPNI
Armando Valiani - Vicepresidente OPNI
Tommaso De Nicola - Direttore Centrale Vicario Prevenzione INAIL
Nello Lentini - Presidente For.Italy

I relatori saranno:

Armando Guglielmi - Ricercatore del Dipartimento MEILA - INAIL
Romani Benini - Docente Link Campus
Pietro Vivone - Centro Studi Near Miss
Silvia Pispico a moderare

𝗟𝗔 𝗦𝗜𝗖𝗨𝗥𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗡𝗢𝗡 𝗘̀ 𝗨𝗡'𝗢𝗣𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘, 𝗘̀ 𝗨𝗡 𝗢𝗕𝗕𝗟𝗜𝗚𝗢: 𝗣𝗥𝗘𝗩𝗘𝗡𝗜𝗔𝗠𝗢 𝗜 𝗡𝗘𝗔𝗥 𝗠𝗜𝗦𝗦!

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Geopolitica agricola e sovranità alimentari:

un incontro di APICES con il Ministro dell’Agricoltura Moldavo per fare il punto sulla “guerra del grano” e le possibilità offerte dai mercati dell’est europeo

ROMA, 7 dicembre. – Blocco delle produzioni e dell’export dall’Ucraina. Aumento dei costi per fertilizzanti e trasporto. Corsa agli accaparramenti da parte di colossi come la Cina. Scarsità di risorse e rischio di carestie nei Paesi meno sviluppati. Forti speculazioni dei mercati internazionali. E’ la sempre più preoccupante “guerra del grano”, i cui devastanti effetti saro stati tra gli argomenti di un incontro dell’APICES, l’Associazione Professionisti ed Imprese per la Cooperazione Economica e Sociale, presieduta dall’Avv. Massimiliano Albanese.

Geopolitica agricola e sovranità alimentari” è infatti il titolo della conversazione a tema, tenutasi il 6 dicembre nella suggestiva cornice di Palazzo Ferrajoli, nel cuore di Roma, organizzata dall’APICES sotto il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica di Moldova in Italia, nella persona dell’Ambasciatore S.E. Anatolie Urecheanu, in collaborazione con la Nobile Accademia Internazionale Mauriziana, retta dal Dott. Fabrizio Mechi di Pontassieve, e la confederazione di settore CONF.AGR.ITALY presieduta dal Dott. Rocco Antonio Grieci.

Chair speakers della serata sono stati, insieme al Presidente dell’APICES Avv. Massimiliano Albanese,il Ministro dell’Agricoltura e dell’Industria Alimentare della Moldova On. Vladimir Bolea ed il Parlamentare Europeo On. Matteo Adinolfi, membro tra l’altro dell’Intergruppo Europeo per la Legislazione Vitivinicola e dei Prodotti a Denominazione d’Origine.

 

Interventi di saluto anche da parte dell’Ambasciatore della Moldova in Italia S.E. Anatolie Urucheanu, del Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati On. Nazario Pagano, del Presidente della Commissione Agricoltura della Regione Lazio On. Valerio Novelli, del Rettore dell’Accademia Internazionale Mauriziana Dott. Fabrizio Mechi di Pontassieve e del Presidente della Conf.Agr.Italy Dott. Rocco Antonio Grieci.

 

L’incontro è stata l’occasione per fare il punto sulla crisi alimentare e sulle sue cause. Prima fra tutte la scarsità di cereali, che sono alla base dell’alimentazione umana.

 

«La difficoltà a distribuire in modo adeguato un prodotto così vitale come il grano», evidenzia l’Avv. Massimiliano Albanese, Presidente dell’APICES, «si ripercuote inevitabilmente sulla stabilità dei Paesi più a rischio di carestie, spingendo a migrazioni economiche di massa: d’altra parte, viviamo in un mondo nel quale oltre 828 milioni di persone soffrono cronicamente la fame», secondo i dati dell’ultimo rapporto ONU sullo Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione (SOFI). «In uno scenario internazionale di questo tipo, il diffondersi del concetto di “sovranità alimentare” diviene un urgente tema di riflessione globale: tutte le nazioni hanno infatti il pieno diritto a garantire la propria adeguata nutrizione, sviluppando le proprie strategie di produzione, distribuzione e consumo del cibo, valorizzando le risorse interne, ma soprattutto accedendo senza troppe difficoltà a know-how, tecnologie e strumenti finanziari per il proprio sviluppo sostenibile».

 

Albanese, che oltre a presiedere APICES è da quest’anno anche il Segretario Federale dell’Unione Consumatori Italiani, sottolinea le ricadute negative della “guerra del grano” anche sui consumi delle famiglie: «sebbene con sensibili differenziazioni, a seconda degli Stati membri, soprattutto per i diversi indici d’inflazione, la maggior parte dei cittadini dell’UE negli ultimi tempi ha visto svuotarsi progressivamente il proprio carrello della spesa. Alcuni casi eclatanti, denunciati in Italia, hanno registrato prezzi al consumo assolutamente folli per i derivati delle farine, ad esempio per il pane, che a marzo 2022 è arrivato a costare fino a 9 euro per chilogrammo nella città di Ferrara: un sintomo dell’altra faccia della medaglia, vale a dire la forte speculazione, che si avvantaggia della diffusa paura, determinata dal rischio geopolitico, e determina una sempre maggiore perdita di reale potere d’acquisto per le famiglie».

 

 

LE SOLUZIONI

 

Per affrontare la crisi alimentare, secondo l’esperto giurista commerciale internazionale e presidente dell’APICES, «servono nell’immediato nuovi partners strategici, capaci di colmare almeno transitoriamente il vuoto lasciato dagli esportatori storici, mentre su un più lungo orizzonte temporale sono indispensabili investimenti internazionali e grande capacità di visione prospettica, un’urgente transizione verso tecnologie a basso impatto ambientale ed una drastica lotta ai cambiamenti climatici, il ritorno alla valorizzazione dei territori e delle loro produzioni d’eccellenza, un consumo a chilometraggio ridotto ed una maggiore consapevolezza diffusa sulla reale portata di queste problematiche».

 

«A ben vedere», ha dichiarato il Dott. Fabrizio Mechi di Pontassieve, Rettore dell’Accademia Internazionale Mauriziana, che è anche il Responsabile per la Cooperazione Sociale dell’APICES, «si tratta di un’irripetibile occasione per sviluppare posti di lavoro e benessere: senza dimenticare l’alto valore etico e sociale insito nel cooperare per la crescita del settore agrifood anche nei Paesi meno sviluppati».

 

 

IL RUOLO DELLA MOLDOVA

 

Tra i potenziali “nuovi partners strategici”, per l’incremento dell’offerta di cereali ed altre derrate agroalimentari sui mercati internazionali, la Moldova è sicuramente un Paese sul quale vale la pena scommettere.

 

Non è un caso, dunque, che l’APICES abbia inteso avviare una collaborazione con le istituzioni di tale Paese, invitando il Ministro dell’Agricoltura On. Vladimir Bolea.

 

Vicepresidente del Partito di Azione e Solidarietà (PAS) che esprime l’attuale Primo Ministro, Natalia Gavrilița, il politico moldavo ha compiuto una missione in Italia per una serie d’incontri bilaterali, propedeutici alle negoziazioni per il futuro ingresso della Repubblica di Moldova nell’Unione Europea: in quest’ottica, la stessa APICES sta agevolando alcune relazioni con imprese del settore agrifood e non solo, contribuendo alla crescita della cooperazione economica italo-moldava.

 

«Negli ultimi trent’anni», ha dichiarato il Ministro ON. Bolea, «tra la Repubblica di Moldova e l’Italia si sono create delle relazioni commerciali molto forti. Dall’Italia arrivano tanti prodotti di artigianato ma anche prodotti di origine animale e soprattutto l’olio d’oliva. Dalla Moldova partono prodotti come il miele naturale ed anche tanti cereali, soprattutto il grano. Recentemente c’è stato un incremento anche dell’export di vino moldavo verso l’Italia. L’incontro al quale ho partecipato, che segna l’inizio della collaborazione tra la Repubblica di Moldova e l’associazione APICES, è stato realizzato grazie all’impegno dell’Ambasciata della Moldova in Italia e della stessa associazione, che hanno avuto l’obiettivo comune di promuovere la conoscenza degli imprenditori italiani circa le opportunità offerte dalla Moldova. Sono sicuro che ne seguirà una cooperazione molto produttiva per entrambe le parti».

 

Indipendente dal 1991, con una popolazione di poco meno di 4 mln di persone ed una superficie di circa 34mila kmq, nel 2021 si è posizionata al 48° posto della classifica Doing Business della Banca Mondiale, con un PIL di quasi $ 12mld ed un’economia in costante crescita, sicuramente trainata proprio dal settore agrifood ma caratterizzata anche da una fiorente industria nei settori dell’automotive, dell’IT, del tessile e degli arredi, nonché delle energie rinnovabili.

 

Numerosi i fattori attrattivi per gli investimenti stranieri, a partire dal sistema fiscale molto vantaggioso, con una income tax massima del 12% che si riduce fino al 7% per le imprese produttrici e scende addirittura fino al 3% nelle 7 zone franche, cui peraltro si aggiungono numerosi parchi industriali ed hub logistici. Dispone poi di forza lavoro altamente skillata e multilingue, con un costo molto ridotto per salari e previdenza.

 

Ha un’eccellente rete digitale che, coprendo oltre il 98% del territorio con fibra ottica, rende molto efficiente il sistema di E-Government. La moneta locale gode di una certa stabilità (il tasso di cambio Euro/Leu Moldavo è di circa 1/20) ed il sistema bancario locale è affidabile, con la presenza tra gli altri di un istituto appartenente al gruppo italiano Intesa San Paolo, la EXIMBANK.

 

Le ultime disposizioni prevedono che sia l’UE che la Moldova riconoscano reciprocamente i rispettivi operatori economici autorizzati (AEO), i quali potranno beneficiare di regimi doganali semplificati. In particolare, accanto all’incentivo economico costituito dall’abbattimento dei dazi, l’azzeramento dei tempi burocratici di sdoganamento agevolerà, in primo luogo, proprio il settore agrifood, le cui merci facilmente deperibili risentono negativamente delle variazioni climatiche e richiedono, quindi, tempi rapidissimi di consegna. In atto, i generi alimentari ed agricoli rappresentano oltre la metà dell’export moldavo, sicché il Paese ha un forte interesse a modernizzare ed efficientare il proprio sistema di produzione e distribuzione, sia interna che verso i mercati esteri, penetrando in misura crescente le reti internazionali del valore.

 

L’APICES, attiva nella ricerca delle migliori opportunità di business per favorire la cooperazione economica e sociale tra le imprese italiane ed i Paesi in via di sviluppo, farà come sempre la propria parte per favorire il networking tra gli stakeholders interessati alla Moldova.

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#businessforumTanzania settore agroalimentare e Cibus con grandi opportunità

Il 30 Settembre si è svolto alla presenza dell'On. Ashatukjiaji, Ministro dello Sviluppo economico della Tanzania, organizzato dall'ICE e patrocinato dall'Ambasciatore italiano in Tanzania Eccellenza Marco Lombardi, un importante convegno tra operatori per coordinare lo sviluppo delle enormi potenzialità agricole ed agroindustriali tra i due Paesi.

Qualcosa si muove con l'aiuto dell'Europa.

Dott. CLAUDIO FAVA

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La Post-Globalizzazione é iniziata e l’Italia ha l’arma vincente: LA QUALITA’

#ILMADEINITALYNONE'SOLOMODAPIZZAEMANDOLINO

La globalizzazione vuole ammazzare la qualita'. Di qualsiasi cosa si tratti, ma la qualita' e' nemica della dittatura economica, dell'egemonia politica e del condizionamento ideologico delle egemonie prevaricanti.

Perche' per i popoli che sono in condizione di poterla esprimere, la prima qualita' e' la democrazia, il desiderio di crescita culturale, la memoria delle tradizioni e la solidarieta'.

E noi popolo di italiani che siamo in mezzo al più grande laboratorio sociale rappresentato appunto dal mediterrneo, abbiamo ormai maturato l'esperienza piu' impegnativa per la ricerca di una convivenza con tutti i nostri confinanti, per effetto della nostra centralita' .

Infatti conviviamo da migliaia di anni con tutte e tre le religioni o filosofie monoteiste dell'umanita', senza sentire il bisogno di combattere contro nessuno. E seppur con alterne fasi, sappiamo che la strada è quella di mostrare la qualità della nostra vita, cultura e tradizione nella industria, nella ricerca e nel rispetto della biodiversità.

Mentre altre Nazioni con tendenze diverse nella formazione delle regole di convivenza civile, cercano invece l'illusione dell'egemonia. Vuoi con il monopolio della  tecnologia della rete, vuoi con il potere economico, vuoi con l'uso della carota dei fossili..Anche con l'utilizzo della forza.

Comunque sia, la post-globalizzazione che stiamo vivendo oggi  e' comunque essa stessa una forma di globalizzazione. Globalizzazione basata purtroppo sull'insofferenza verso i popoli democratici, colpevoli di avere una democrazia imperfetta, e l'antagonismo interiore verso la privazione della libertà di scegliere il proprio futuro.

Lo scenario della post-globalizzazione è alla ricerca di un nuovo equilibrio. Ma lo scenario è chiaro da tempo.

La Cina fa shopping di potere e risorse in Africa, la Russia fa shopping di paura in Europa e la Nato sta osservando lo scacchiere da 8.000 miglia di distanza.

E l'Europa non è ancora unita nella politica energetica, ne in quella della Difesa. Ovvero militare.

Mi sembra evidente ed inevitabile che l'Europa dovrà dare un segnale concreto che c'è, e non solo come mercato, ma come forza di difesa. e deve accelerare le collaborazioni con l'Africa nel modo giusto. Con intelligenza e solidarietà per consentire la crescita delle future generazioni africane ed offrire un metro di paragone sullo stile di vita possibile.

Forse la post-globalizzazione è proprio questo: unire i destini delle democrazie, anzichè pagare il prezzo della sopravvivenza sino alla prossima dittatura. Tecnologica, politica o militare che sia.

E il perseguimento della qualità della vita nei Paesi democratici, ancorchè con una democrazia imperfetta, come l'Italia, debbono insistere sulla qualità della vita, della cultura, delle tradizioni e dell'ambiente verso il quale stiamo traghettando i nostri giovani.

Dott. CLAUDIO FAVA

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Firmato protocollo d’intesa tra OPNI e Link Campus University

OPNI e l'UNIVERSITÀ LINK CAMPUS hanno sottoscritto un protocollo d'intesa riguardo la volontà di promuovere la FORMAZIONE ED IL RAFFORZAMENTO DELLE COMPETENZE sui temi del LAVORO E DELLA SICUREZZA .
Il protocollo é stato siglato per OPNI dal Presidente ROCCO ANTONIO GRIECI e per conto della LINK CAMPUS UNIVERSITY dal Prof. ROMANO BENINI direttore e coordinatore del master politiche attive e direzione delle risorse umane.
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Per l’industria 450.000 esperti in globalizzazione

FOR.ITALY NAZIONALE e FEDAPI NAZIONALE quali confederazioni di Imprese, supportano la proposta dell'economista Prof. CLAUDIO FAVA quale componente del gruppo di professionisti in seno a PRONTOSOCCORSOIMPRESE in merito al MODELLO ORGANIZZATIVO PER L'EXPORT DELLE NOSTRE ECCELLENZE.

#PERL'INDUSTRIA450.000ESPERTIINGLOBALIZZAZIONE

STRATEGIA POST-COVID OGGI

Senza parlare di strategia politica estera, non si spiega opportunamente la situazione di debolezza dell'export per un Paese come il nostro, invaso da prodotti di medio o basso livello a bassissimo costo. Proprio lo sconvolgimento della nostra tradizione culturale ed economica.

EUROATLANTISTI O ESTCINESISTI: QUALI ALLEANZE

Guardiamo sommariamente e senza infilare nessun dito nelle tante piaghe che abbiamo...quello che comporta, nel bene e nel male, la nostra posizione strategica e culturale nel Mediterraneo.

E parliamo di rinforzare il 10% delle P.M.I. che non hanno la cultura dell'export per tanti motivi che sono noti a tutti... paura dell'assunzione, costo eccessivo, mancanza di fiducia nella banca agente...

SITUAZIONE ATTUALE INTERNAZIONALE

Da un lato gli Stati che difendono  il libero mercato…filo occidentale ovvero OCSE, dall’altro gli Stati che vogliono decidere quale sia il mercato, soprattutto  attraverso le decisioni che condizionano il mondo delle assunzioni pubbliche, quindi una parte determinante della domanda interna,  e scegliendo  anche  la politica estera più affine allo status quo, senza la compartecipazione del mondo produttivo che ha quasi sempre esigenze di competitività diametralmente opposte.

INDOLE POLITICA ITALIANA

Viviamo oggi, con la situazione internazionale  che ha partorito la globalizzazione, ed è stata compresa  lentamente da quasi tutti i partiti politici  italiani, un momento delicato con riposizionamenti anche tra Turchia e paesi  che hanno interessi diversi da quelli del dialogo. Spesso coloro che hanno scelto di fare politica in Italia si sono abituati a prendere in considerazione le scelte strategiche al pari di quelle tattiche che hanno la visione di un risultato   nel breve, anzi brevissimo periodo ma oggi i rappresentanti politici del Parlamento italiano devono  optare per una di queste due scelte:

  • liberismo sociale (quello di Luigi Einaudi per intenderci)
  • tatticismo funzionale ovvero il centrosinistra, oggi “centrone”.

Naturalmente il peso della mancata semplificazione della burocrazia nella Pubblica Amministrazione  in tutte le sue Fasi Organizzative, quelle che in una industria si chiamerebbero Fasi Produttive o Ciclo Industriale, ha pesato sulla bilancia del CONTROLLIAMO DI NON PERDERE IL POTERE DECISIONALE, anche condizionando lo sviluppo del Paese.

Ma basta non perdere il controllo per dare stabilità al mercato finanziario e sociale mondiale?

 

IPOTESI DI LAVORO: FORMARE 450.000 ESPERTI IN GLOBALIZZAZIONE

Assolutamente mandatorio aumentare il numero degli EXPORT MANAGER che devono combattere la globalizzazione, anche a costo di adottare i sistemi di equiparare i giovani ai macchinari che ricevono sussidi, non nel prezzo, ma nel pagamento delle rate a partire dal funzionamento della macchina.

Il piano di formare in 3 anni almeno 450.000 esperti in Globalizzazione offrendo alle P.M.I. che volessero aderire un finanziamento restituibile in 8 anni, per un investimento totale di circa 90.000 euro, è pari all'investimento di un macchinario.

Dopo che lo specializzando è formato, allora si  comincia la restituzione del prestito. In 8 anni.

Tutto ciò con un click-day rivolto alle aziende interessate, rivolto ai prescelti di qualsiasi età ed individuati dall'azienda per realizzare il periodo  di internal training.

Naturalmente il programma prevede Formazione anche linguistica esterna, missioni dove l'azienda vuole e pratica di attività di vendita e marketing nei mercati selezionati dalle P.M.I. che abbiano aderito al programma.

L’Italia rappresenta meno del 3% del PIL mondiale… è ancora nel G20 per l’incidenza dell’industria manifatturiera che è solo 5 punti dietro a quella tedesca… e non è poco. Comunque di grande prospettiva.

L’Italia esporta da decenni ormai  tecnologie e prodotti di qualità nel settore della moda, dell'alimentazione di Tradizione Italiana, dell'engineering del design e delle infrastrutture ed è contemporaneamente un mercato del turismo, dell'arte e dell'archeologia di grande appeal.

La domanda è una:

"vogliamo svendere tutto il possibile, correndo verso il prezzo più competitivo per fare concorrenza ai cinesi, o vogliamo capire che il futuro è nella qualità e nell'efficienza? I nostri nipoti dovranno essere competitor nei segmenti di qualità o dovranno avere la sola prospettiva  di diventare i ristoratori  dei ricchi cinesi che sicuramente riusciranno ad avere la possibilità di venire a svacanzare in Italia?

CONCLUSIONI

Adesso riconsideriamo la situazione attuale internazionale, e nel rispetto della scuola del Machiavelli, dialoghiamo con tutti ma non scherziamo con le alleanze sbagliate.

Se abbandoniamo la qualità, la semplificazione amministrativa e la ricerca, non creiamo  futuro per noi e per la prossima generazione. Dobbiamo rinnovare ed ampliare il parco degli specialisti nel marketing dello viluppo, della J. Venture e della delocalizzazione.

Dobbiamo salire di alcuni gradini: portare nel mondo la nostra storia, culturale ed economica.

 

Claudio Fava

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Filiere agricole, via libera agli sgravi contributivi

Il 19 gennaio 2021 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 14 il Decreto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali recante il “Riconoscimento alle imprese appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche e vitivinicole, dell'esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro dovuti per il periodo 1° gennaio 2020-30 giugno 2020”.

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